lunedì 28 dicembre 2015

Clare Darcy, le eroine Piaghe e Jane Austen...

Quando ero bambina conoscevo a memoria una filastrocca, Madama Dorè. Ai miei tempi si canticchiava in cerchio con altre bambine; una faceva la Madama al centro, un’altra fuori interpretava un messo reale. Madama Dorè era madre di molte belle figlie e, fiera, si compiaceve che il messo e il Re le trovassero fanciulle talmente per bene da volerle maritare a un buon partito. Il preambolo della filastrocca mi serve per parlarvi di una scrittrice di Romance: Clare Darcy, considerata come l’erede spirituale dell'osannata Georgette Heyer. Non è la sola però, visto che esiste un’altra “figlia putativa”, Barbara Cartland. Tutte autrici molto prolifiche della letteratura femminile, dagli anni ’20 fino agli anni ’80 del Novecento, che ripresero nei loro libri il filone delle eroine combina guai inaugurato dal romanzo gotico.

Ma chi era Clare Darcy? Vero nome Mary Deasy, nacque a Cincinnati (Ohio) nel 1914. Della sua famiglia e della sua vita privata si hanno poche notizie, ma abitò sempre in America e morì nel 1978. Produsse un gran numero di romanzi, documenti, ricerche, appunti e plot non terminati, che oggi sono conservati presso la Boston University. Nella collezione è di particolare interesse il materiale epistolare che scambiò con gli editori, dal 1936 all’anno della morte. Non si sa se lo pseudonimo scelto sia un omaggio a Mr. Darcy e a Jane Austen. Io opterei per il sì, anche considerando le storie che scriveva.


Della sua bibliografia, tradotta in molte lingue, ormai si stanno perdendo le tracce e, a meno di non avere bauli di libri nascosti in soffitta, è difficile reperirne i libri, salvo forse qualche raro esemplare nelle biblioteche di quartiere o nelle vendite di libri usati online. Oltre ad essere quasi sconosciuta, nonostante abbia avuto la sua fase di gloria letteraria una trentina di anni fa, ormai sta finendo nel dimenticatoio a dispetto del fatto che la Mondadori, nella collana Oscar, abbia riproposto qualche anno fa quasi tutti i suoi romanzi (ne mancano solo un paio). La Darcy scriveva Regency e, nonostante a me non piaccia lo stile, è una buona scrittura d'intrattenimento. Oggi i romanzi della Darcy sembrano più filastrocche che Romance veri e propri e posso dire che tra lei e Nora Roberts (una tra le mie autrici preferite) c’è un abisso.

Insomma, Romance un po’ datati, scrittura e plot per noi inabituali e ricordatevi: niente sesso siamo inglesi. Vi sono anche molti espedienti simili a una sit-com di serie B: gente che cade provvidenzialmente da cavallo storcendosi una caviglia, parenti (molte zie) chiacchierone e invadenti, gentiluomini tanto signorili e compiti che, se non fossero oggetto dell'amore appassionato delle protagoniste, sarebbero stucchevoli come stoccafissi. Stoccafissi di stirpe reale, però.


La Darcy non brilla certo per inventiva, i suoi libri finiscono per assomigliarsi un po’ tutti ma possono essere un diversivo per i pomeriggi piovosi, in cui ogni altra lettura vi pare uno sforzo mentale eccessivo. Nei romanzi della Darcy le cose vanno sempre allo stesso modo: una signorina perbene, nubile o zitella, più spesso vedova, si mette a curiosare dove non dovrebbe e scopre: una casa che non sapeva di avere; il mistero di una collana; un complotto internazionale con Napoleone; una montagna di debiti. 


In tutti i casi, anziché lasciare l'indagine alle opportune autorità, decide di investigare imbattendosi in uno gnokko da paura che, in qualche modo, riuscirà a coinvolgere nel suo piano suicida mettendo a rischio se stessa, lo gnokko e la patria e rischiando, all'ultimo stadio, di far scoppiare una crisi internazionale. A me ricordano come “ossatura” i romanzi di un’altra autrice americana, Jayne Ann Krentz, conosciuta anche come Jayne Castle, Stephanie James, Amanda Quick, Jayne Bentley, Amanda Glass e Jayne Taylor, californiana, classe 1948. Leggere per credere.

In seguito la nostra protagonista di turno scopre che: si trattava di una festa di compleanno a sorpresa e ha appena rovinato il party di King George; il marito/padre/fratello di lei era stato raggirato e non ha mai contratto tanti debiti; l'uomo di cui si è innamorata durante la vicenda ha le conoscenze adatte al Ministero della Guerra per metterci una pezza.

Grazie all’ingenuità di certe fanciulle di inizio secolo, questo tipo di eroina pare spopolasse nelle librerie. Io le ho soprannominate Piaghe. Piaga di solito è bella, spiritosa, interessante. A volte è un’ereditiera, a volte poverissima ma ciò non cambia il succo della vicenda. Spesso Piaga ha a che fare con sorelle esuberanti, desiderose di scappare sul continente con l'uomo sbagliato, infatti le storie sono tutte ambientate quando il Continente era invaso da Napoleone. Se Piaga non ha sorelle, ha qualche fratello stile Piccolo Lord, a cui deve garantire un futuro. Il primo passo di Piaga è di mettersi nei guai e, mentre è nei pasticci o cerca di uscirne, incontra Piaga 2, l'eroe, il Lui che stavamo aspettando.

Gli eroi della Darcy sono proprio d'altri tempi: non se ne fanno più (meno male). Sono avvenenti secondo il senso comune del primo Novecento, indossano abiti costosi, hanno due o tre titoli altisonanti, sono pettinati con raffinatezza. Insomma, eroi scavezzacollo che però, paragonati a Piaga, possiedono un po’ di buonsenso e istinto di conservazione. Piaga e Piaga 2, in qualunque situazione, si guarderanno negli occhi, prenderanno atto di dettagli irrilevanti (lei ha un neo sul lobo sinistro, lui una piccola abrasione al polso destro) e tra loro scatterà una scintilla più luminosa della pila di Volta. Magari accadrà dopo duecento pagine, ma il colpo di fulmine, vero protagonista silente dell'autrice, è immancabile: un nanosecondo e... zac! Piaga 2 è andato. Peggio del virus dell’influenza.

La parte del colpo di fulmine è un po' noiosa, la Darcy si perde in descrizioni inutili che, anziché pervadere la scena di romanticismo, portano il  lettore alla narcolessia e, a volte, mi fanno lo stesso effetto delle scene di canto e danza dei musical (che detesto): prego che finiscano il prima possibile.

Gli sguardi tra Piaga e Piaga 2 sono il massimo dell’intimità e non mi spiego il perché, visto che all'epoca scriveva pure D'Annunzio, che di perversioni non se ne lasciava scappare neanche una. Strano, vero? In ogni caso, grazie alla brillante cooperazione tra le due Piaghe, il guaio scelto nel plot viene risolto e alla fine convoleranno a giuste nozze, parentado schierato tra giubilo e tripudio per la coppia che, al culmine della gioia, si bacerà sotto un romantico arco di rose/portale di pietra/giardino cittadino/casa storica.

Questa è la trama dei circa quindici libri che la Darcy ha pubblicato in trent'anni di carriera. So che raccontata così sembra un'autrice mediocre, in realtà manca solo di fantasia ma credetemi, ho letto di peggio anche in libri più moderni. Un’ultima notazione da segnalarvi: le copertine dei suoi libri, a differenza di quelle moderne in computer grafica, con espressioni ebeti e pose innaturali, sono autentici capolavori, in particolare l'edizione americana della Darcy vanta splendide pitture di Allan Kass, una delle mie preferite è quella del libro intitolato Cressida. Da come ho descritto i suoi libri capisco che non siate entusiaste di leggerla ma va ascritta anche lei, con le sue opere, alla storia del Romance e alla sua evoluzione, e ci aiuterà a capire molto di ciò che si scrive oggi.





martedì 8 dicembre 2015

Natale 2015, arriva La Tormenta


Titolo: La Tormenta
Autore: Adele Vieri Castellano
Casa editrice: AVC Historiae -  self-publishing
Genere: contemporaneo
Pagine: 135
Prezzo: euro 2,99
Formato: ebook - disponibile solo in ebook
Data di uscita: dicembre 2015
Ambientazione: Italia, Abruzzo
Livello di sensualità: medio-alto


Vi ho già detto come è nata, oggi ve la presento in anteprima. Appuntamento il 10 dicembre su tutti gli store (Amazon, Kobo, Feltrinelli, Giunti al Punto) per la mia novella La Tormenta. Ancora una volta, è un'avventura in self publishing.


Trama:
Le montagne d’Abruzzo sono molto distanti da quelle del Colorado, ma è esattamente lì che vuole andare Lucas V. Forrester, proprietario di una catena di resort di lusso. Il suo obiettivo è restaurare il borgo da cui è partito il bisnonno, ai primi del ‘900, la sua speranza è quella di dimenticare l’incidente che gli ha cambiato la vita. Ma come sempre quest’ultima riserva sorprese inaspettate, soprattutto se ci si mette di mezzo una tormenta di neve che spazza via ciò che dell’amore e delle donne ha sempre pensato e quando la nevicata sarà finita, dovrà capire quanto può fidarsi dei propri sentimenti...


Leggi un estratto della novella


«Un brindisi a una donna coraggiosa e incosciente.»
«Perché incosciente?» chiese lei sollevando un sopracciglio.
Le loro dita si sfiorarono.
«Devo spiegarti come si affronta una tempesta di neve.»
Furono interrotti da Carlo, che avvolgeva Teresa in un abbraccio.
«Ehi americano, lo sai vero che, prima di sollazzarti con i nostri dolcetti abruzzesi, dovrai essere in grado di pronunciarne il nome?»
Lucas gli puntò contro indice e pollice, disposti a mo’ di pistola, ma l’altro non gli badò e declamò sulle dita:
«Caggionetti, cellitti, bocconotti, parrozzo. Esercitati, se no salti il dolce.»
«Il tuo tentativo di accaparrarti la mia porzione è deplorevole.» Lucas sollevò il bicchiere mezzo vuoto e bevve alla sua salute.
«Questi giochini non fanno che convalidare la mia tesi, secondo cui la frase “maschio adulto” è una contraddizione in termini» disse Teresa e il marito le rispose con una linguaccia. «Non fare il buffone e porta i tuoi figli fuori dalla mia cucina. Silvia, vai in camera mia, per favore, e cerca il pacchettino di bastoncini di zucchero che ho dimenticato nella borsa.»
«Agli ordini capo» Silvia fece il saluto militare e uscì dietro al cognato, ridacchiando. Lucas la seguì con lo sguardo fino a quando non sentì un pizzicotto sul bicipite.
«Vieni qui che ti devo abbracciare. Ti adoro» gli sussurrò Teresa, stringendolo tanto da fargli mancare il fiato.
«Non esagerare, altrimenti tuo marito torna qui e mi sopprime. Ho già rischiato la pelle quando siamo andati a recuperare la macchina di tua sorella.»
Lei lo lasciò andare incuriosita.
«Dopo mi racconterai dove l’avete trovata e in che stato era, Carlo ha eluso le mie domande. Ma adesso dimmi, che cosa ha combinato quel mascalzone?»
«A parte tentare di uccidermi? Niente, sono stato redarguito e messo sotto osservazione.»
«Ma pensa un po’! Eppure gli avevo ben detto di farsi gli affari suoi e starsene zitto.» Gli sorrise. «È geloso anche di lei, ti rendi conto? Che rompiscatole.»
«Vedi Terry, io e tua sorella ieri notte…»
Lei gli appoggiò le dita sulle labbra.

Guarda il book trailer!



 
  

giovedì 3 dicembre 2015

Del perché un autore scrive una novella...

Come nasce una novella contemporanea? Per me è un divertissement, come dicono i francesi, un momento di divertimento e riflessione. Ora vi racconto come è nata La Tormenta, la mia prima novella natalizia, in uscita il 10 dicembre in self publishing su tutti gli Store.

È ottobre, sto scrivendo il libro su Massimo Valerio Messalla, arrivata a pagina 55 o giù di lì, pur essendo abbastanza contenta di quello che ho scritto, mi fermo un attimo a riflettere: qualcosa non va. 
Se il luogo, Alessandria d’Egitto, è descritto con efficacia, se riesco a vederla questa antica città fondata da un condottiero leggendario, con le sue case basse di mattoni di fango, con le sue ville lussuose, i suoi templi disseminati di statue di divinità dalle sembianze animali e umane, non vedo i personaggi. 
Soprattutto non vedo Massimo. C’è, eppure non è lui. Parla, agisce, sorride, si arrabbia ma non è lui.


Il Faro di Alessandria
A una scrittrice che stimo non solo dal punto di vista professionale, un’amica carissima di cui ho fiducia, consegno il manoscritto in lettura e aspetto il suo parere. Quando mi telefona (adoro le nostre telefonate, sappilo!) anche lei ha i miei stessi dubbi.


E allora, cosa si fa in questo caso? Si butta via tutto, ecco cosa si fa. Si ricomincia, si discute della trama, si fa un quarto d’ora di brain storming e, alla fine, le idee sono più chiare.


Veduta del porto di Alessandria
Ho capito dove ho sbagliato.



Colleghi scrittori, non abbiate paura di ricominciare, fa bene. Poi non è vero che il file finisce nel cestino, è un modo di dire. In realtà ho una cartella e la creo per tutti i miei libri. Questa l’ho chiamata “idee per Messalla” e tutto quello che viene scartato dal libro finisce lì. Anche le scene che mi vengono in mente e al momento non scrivo, le "butto" nel file idee e lì rimangono; a volte le riutilizzo, a volte no. 

Lampi di luce in una notte oscura.



Sappiatelo, noi scrittori abbiamo menti contorte e siamo anche cattivi con noi stessi, a volte. Ci torturiamo con le idee più improbabili e poi, più spesso di quanto crediate, queste idee non arrivano mai sulla pagina scritta.


Quindi cosa fa uno scrittore che deve rimuginare sul suo personaggio, che deve entrargli nella pelle per renderlo così reale e credibile da fargli bucare la pagina e diventare vivo nella mente del  lettore?



Scrive qualcos’altro. 

Di divertente, semplice, breve come una novella contemporanea. Non me ne vogliano le autrici del genere, ma tra scrivere uno storico e un contemporaneo c’è un mondo.  
Un mondo fatto di ricerche, di letture noiose a volte, a volte complicate dalla lingua (i più grandi divulgatori e ricercatori scrivono in inglese), un mondo di pomeriggi in cui si scrivono tre righe e si passa il resto a leggere, cercare, scovare notizie. 

Io sono prigra, ma quando si tratta di Storia, divento un mostro di attività. Alcuni giorni fa ho trovato sul web, a disposizione per i fruitori su un sito specializzato, una tesi del 1979 sui castra romani nella Provincia Africana. In italiano, oltretutto. Mi sentivo come se avessi vinto al Superenalotto.

La Castellano è pazza, direte voi. No, la Castellano adora la ricerca e trasformare la realtà storica in parole che sappiano affascinare il lettore e, perché no, anche fargli amare il passato.


Così è nata La Tormenta.


Un mese di ricreazione, in attesa di tornare in Cyrenaica, con la legione di un certo tribuno laticlavio e in Egitto, con tutti gli altri personaggi che animeranno Roma 50 D. C. il Leone di Roma.



Così ho ripreso quel racconto, pubblicato sul blog La Mia Biblioteca Romantica nel 2011, l’ho letto, l’ho arricchito, l’ho cambiato, l’ho snaturato forse. Con le amiche che mi controllavano giorno per giorno  e chiedevano: “Allora, hai finito con questa benedetta novella, che devi scrivere Messalla?”. È bellissimo avere amiche così.


Ora conoscete anche il dietro le quinte, sapete perché è nata La Tormenta. Spero sia un bel regalo per voi, come lo è stato per me. Un regalo che spero vi faccia trascorrere qualche ora in un mondo fatto di neve e d'amore. 

Intanto io torno in Egitto. Finalmente ho ritrovato Massimo Valerio Messalla.