lunedì 14 aprile 2014

Un nuovo nato, il Romance!


Vi siete mai chieste quali sono le origini di questo genere letterario che ci fa tanto sognare?  

I primi romance a sfondo storico fanno la loro comparsa nel mondo editoriale all’inizio degli anni ’20 del Novecento, in un contesto storico davvero singolare. Siamo negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale e i reduci, tornati alla vita civile, devono prendere atto di un mondo completamente cambiato: il lavoro nei campi, nelle fabbriche, negli uffici è stato portato avanti quasi totalmente dalle donne che, investite di nuove responsabilità, hanno maturato la consapevolezza del loro valore. Ed è proprio di quegli anni il boom dei mezzi di comunicazione di massa: radio, telefono, cinema, con la diffusione dell’istruzione e dei libri. I primi veri passi verso l’emancipazione delle donne che escono da un ghetto che le ha tenute prigioniere per… secoli! 
 
In questo clima, Georgette Heyer (1902-1974) e lo scrittore italo-inglese Rafael Sabatini (1875-1950) rilanciano lo stile del romanzo storico-avventuroso. La prima con le sue storie ambientate nel periodo della Reggenza Inglese e l’altro con le avventure di Scaramouche, di Capitan Blood e del Cigno Nero. Ma non sono gli unici: in Francia appare Delly, pseudonimo collettivo di Jeanne Henriette Marie de La Rosière (1875-1947) e di suo fratello Frédéric Petitjean (1876-1949), autori a quattro mani di una serie di romanzi rosa di grande successo dai primi del secolo fino agli anni Quaranta. 

In Inghilterra invece, nel 1923, pubblica il suo primo libro Barbara Cartland (1901-2000) che arriverà a dare alle stampe la considerevole cifra di 730 romanzi in tutta la sua prolifica carriera. Durante la Seconda Guerra Mondiale, al di là dell’Atlantico, una giovane giornalista, divenuta celebre per un’intervista a Rodolfo Valentino, Margaret Mitchell (1900-1949), dà alle stampe il suo unico romanzo che resterà nel cuore di intere generazioni, Via col vento e nello stesso periodo un'altra autrice americana, Kathleen Winsor, pubblica Forever Amber. Entrambi i romanzi sono storici: il primo è ambientato durante la Guerra di Secessione degli Stati Uniti e il secondo, che ha come protagonista un’orfana, nel XVII secolo. 

In Francia, patria del sentimentalismo, qualche anno più tardi (1957), viene pubblicato il celebre romanzo Angelica, Marchesa degli Angeli, la cui vicenda è ambientata nella Francia del XVII secolo. Gli autori, due coniugi, Anne (1921-vivente) e Serge Golon (1903-1972) che scrissero ben tredici romanzi con la bella Marchesa come protagonista e da essi vennero tratti cinque fortunati film interpretati da Robert Hossein (Joffrey de Peyrac) e Michèle Mercier (Angelica).

Il genere del romance storico rimase però negletto fino al 1972, quando una scrittrice nata nella romantica Louisiana, Kathleen Woodiwiss (1939-2007), dà alle stampe il suo primo romance, Il Fiore e la Fiamma con l’editore Avon. Era il primo romanzo che seguiva i protagonisti fin nella camera da letto e fu una totale rivoluzione per due motivi: uscì direttamente in edizione “tascabile” anziché con copertina rilegata e venne distribuito anche nei “drugstore” e nei grandi magazzini, non solo nelle librerie. Del libro vennero vendute più di due milioni di copie e, visto il grande successo, la casa Editrice Avon continuò su questa strada e nel 1974, pubblicò il secondo romanzo della Woodiwiss, Il Lupo e la Colomba, insieme a due romanzi scritti dalla debuttante Rosmary Rogers (1932-vivente)

Uno dei due libri della Rogers, Passione Insolente si vendette in due milioni di esemplari nelle prime tre settimane di pubblicazione. Nel 1976 negli Stati Uniti vennero pubblicati più di centocinquanta nuovi romanzi d’amore a sfondo storico che totalizzarono quaranta milioni di copie vendute. Le copertine originali di questi romanzi, sia negli Stati Uniti che in Europa, rappresentavano quasi sempre donne leggermente discinte, abbracciate strettamente dall’eroe in questione ragione per cui, questo genere di romanzo, venne soprannominato bodice-rippers, letteralmente, strappatori di corsetti.
Nei primi anni Ottanta apparve un articolo sul Wall Street Jurnal che si riferiva ai libri bodice-rippers come «la risposta dell’editoria al più venduto hamburger di Mcdonalds, il Big Mac». L’articolo citava: they are publishing's answer to the Big Mac: they are juicy, cheap, predictable, and devoured in stupifying quantities by legions of loyal fans (sono succulenti, a buon mercato, prevedibili e divorati in quantità stupefacenti da legioni di leali fans). Oggi molto è cambiato da allora e il termine “bodice-rippers” è considerato insultante dall’industria della letteratura sentimentale, con buone ragioni direi. 

Il grande successo di questi romanzi creò subito un nuovo stile di scrittura. Esso prende spunto da una finzione a sfondo storico, di solito ben documentato ma che non prevarica mai la storia d’amore tra i due protagonisti. Un'eroina “indifesa” intreccia una relazione amorosa con un eroe che, spesso, è proprio colui che l’ha messa in pericolo... Le protagoniste dei romance hanno, in genere, comportamenti molto vicini a quelli contemporanei e sono più colte delle donne della loro epoca, disinibite e monogame. La loro età è intorno ai diciannove, vent’anni e spesso sono povere e socialmente inferiori ai protagonisti maschili. Questi, al contrario, sono più “esperti”, intorno ai trenta, trentacinque anni e mentre le donne solitamente sono vergini, gli uomini sfoggiano esperienze amorose spesso estreme per quei tempi, vista la prestanza e perchè no, la classe sociale che, nel loro caso, è quasi sempre nobile. 
La fantasia delle autrici spazia in ogni periodo storico anche se in genere esse tendono a scegliere periodi ben definiti: l’epoca vichinga (800-1000), il periodo Medievale (938-1485), il Rinascimento (1492-1603), l’epoca Georgiana (1714-1810) l’epopea del West americano (1865-1896), l’epoca della Reggenza (1811-1820) fino al lungo regno della Regina Vittoria (1832-1901). Nel 2001 negli Stati Uniti sono stati pubblicati quasi ottocento romanzi storici ma negli anni seguenti il numero è gradualmente sceso fino a circa la metà. Nel 2009 la casa editrice Kensington Books ha dichiarato di ricevere meno manoscritti di romanzi storici e che molte delle sue autrici sta cominciando a rivolgersi al contemporaneo. 
Ma guarda un po’...

sabato 12 aprile 2014

Signore, in guardia!

Molto prima delle “suffragette” o dei movimenti di emancipazione, le donne si sono arrogate una prerogativa che, all’epoca, era considerata appannaggio maschile: il duello. Nei secoli le donne ne furono sempre escluse ma noi sappiamo come creare le eccezioni che confermano la regola...
L’origine del duello risale agli albori della storia. Le prime tracce le troviamo ai tempi dell’antica Roma: lo storico Tacito, nel I secolo, racconta che in molte delle tribù germaniche in procinto di farsi guerra vi era l’abitudine di catturare uno dei nemici e di sfidarlo in un “singulare certamen”, il cui esito sarebbe servito da presagio per le sorti della battaglia. In seguito, il duello divenne torneo, la tenzone a metà tra gioco, addestramento alle armi e regolamento di conti. Pratica che avveniva per lo più in ambiente militare maschile.
Esso si trasformò, lungo i secoli, nel “duello giudiziario”, portato proprio dall’orda barbarica che avanzava, laddove l’Impero romano cominciava a sfaldarsi. Siamo agli albori del Medioevo, dunque e nasce qui il duello per il "regolamento di conti". A lasciargli il passo era stato il “duello ordalico” (dal tedesco urteil, verdetto) come prova assoluta della verità. In quell’epoca si chiamava Dio per avere il suo giudizio su chi aveva torto o ragione ed esso diventava prova inconfutabile anche nei tribunali.

In Scandinavia, nel Medioevo, le donne potevano essere sfidate a duello da un uomo. In quel caso la sfidata (ho detto “sfidata”, non sfigata…) era obbligata ad accettare di battersi ma al  “sesso debole” veniva accordato un vantaggio: l'uomo, armato di mazza, era calato in un buco scavato nel terreno fino alla cintola. La donna era invece libera di muoversi, dominandolo. Poteva così girargli intorno e colpirlo con una specie di fionda, munita di una pietra a una estremità. Se l’uomo colpiva per tre volte il suolo con la mazza, senza sfiorarla perdeva la sfida.
Il famoso "duello d’onore", quello di cui tanto leggiamo nei romanzi, visse la stagione più gloriosa nel Rinascimento ma già intorno al 1300, era diventato lo strumento principe per risolvere le controversie private e ce n’erano tante, credetemi! Ma vediamo come se la sono cavata le femminucce.
Agli inizi del XIX secolo, in Argentina, i quotidiani raccontarono un fatto clamoroso,che destò scalpore nella società bigotta di quel tempo: si trattava di un duello tra donne dell’alta aristocrazia e il “corpo del reato” apparteneva a un famoso uomo politico. Non solo le sfidanti erano donne ma lo erano anche i padrini e il medico. Cinque complici, scandalosamente tutte femmine. Il duello era al “primo sangue”, ovvero alla prima comparsa del fluido che lava onte e cancella peccati e solo allora le duellanti si sarebbero ritenute soddisfatte. I cronisti dell’epoca si trovarono in contrasto circa l’esito dello scontro (!), qualcuno sostenne che una avesse subito uno sfregio su una guancia e, per questo motivo, fosse sparita dalla circolazione. Altri erano pronti a giurare che il sangue non fosse sgorgato per nulla e che una delle due avesse abbandonato il campo, per la vergogna di essersi battuta per un uomo.

Duello nel Bois de Boulogne
In Francia, durante il regno di Luigi XIII (1610-1643), i duelli erano divenuti veri e propri spettacoli. A nulla potevano gli editti reali o i terribili castighi per chi fosse sorpreso in flagrante reato. Il cattivo esempio degli uomini non tardò ad influire sulle donne. Si narra che a quel tempo, a Parigi, due dame di corte si batterono in duello a colpi di pistola. Il re ricordò ai suoi cortigiani, che si lamentavano per lo scandalo, che la proibizione riguardava soltanto gli uomini.

La bella Marchesa di Nesle
Qualche anno dopo, sotto il regno di Luigi XIV (1643-1715), si svolse un duello tra la principessa di Polignac e la marchesa di Nesle. Esse si affrontavano per il bel duca di Richelieu, non il Cardinale ma un suo pronipote, famoso “tombeur de femmes” e, si dice, ispiratore di Choderlos de Laclos per il personaggio di Valmont de “Les Liaisons dangereuses”. Di questo affascinante duca esse si disputavano il cuore, senza poterne ottenere la mano, essendo ambedue maritate ed entrambe sue amanti (wow), mortalmente gelose l’una dell’altra. Le cronache del tempo raccontarono tutto con dovizia di particolari.

Il duello avvenne al Bois de Boulogne. La Marchesa di Nesle propose la pistola e, una di fronte all’altra, si prepararono a far fuoco. Sembra che la Principessa di Polignac, davanti all’avversaria, abbia dichiarato in tono glaciale: “Mia cara, la collera vi fa tremare la mano.” Tirarono insieme, la marchesa di Nesle, colpita di striscio al seno, si accasciò a terra. Ai  padrini, che tosto la sollevarono, dichiarò di esser felice di aver versato il suo sangue per il duca e sperava, col suo sacrificio, di non essere più costretta a dividere i di lui favori. Pia illusione: quella stessa sera il duca, informato del duello, sembra avesse commentato: “Phuà, io non sacrificherei uno solo dei miei capelli, né all’una né all’altra”. Capito il gran macho, eh?

All’inizio del XIX secolo, nei pressi di Strasburgo, assistiamo a un altro duello. Coinvolte due dame aristocratiche, una francese e l’altra tedesca (l'amore non ha confini). L’uomo che si disputano è un affascinante giovane pittore. Arrivate sul luogo della sfida, le due antagoniste si affrontano alla pistola. Fatti i venticinque passi, si mettono di fronte, prendono la mira… fuoco! Ne escono entrambe illese ma la tedesca insiste per continuare. Vuole un duello all’ultimo sangue, ovvero fino alla morte di uno dei due contendenti. A questo punto i padrini, donne anche loro, si oppongono e le disarmano di forza. Ma contrariamente alla solenne tradizione maschile, entrambe rifiutano di riconciliarsi.

Consentitemi qui una breve digressione. Durante il Rinascimento, la scuola di scherma italiana era conosciuta in tutta Europa. Il maestro più famoso era Guido Antonio di Luca, esponente della cosiddetta "Scuola Bolognese", maestro di Achille Marozzo e del Capitano Giovanni de' Medici, il famoso ed eroico Giovanni delle Bande Nere. La Scherma è considerata un'Arte (la A è maiuscola) e gli stessi trattati in cui è descritta sono opere sublimi, con incisioni di gran qualità e un uso elegante ed erudito della lingua italiana. Trattati come quello del bolognese Achille Marozzo (1517-1536-1568) o di Antonio Manciolino (1531) e Camillo Agrippa (1553), definiscono il metodo, che sarà alla base di tutta la ricerca dei maestri successivi, italiani ed europei. 

Lina Cavalieri
Veniamo a un duello di casa nostra. La protagonista è Lina Cavalieri (1875-1944), vedette e cantante della belle epoque, definita la “donna più bella del mondo”, tanto da rivaleggiare con la Belle Otero. Sembra che abbia sfidato, in quel di Roma, una nota attrice di teatro. La Cavalieri, a braccia nude e stivaletti, combatté con onore dimostrando di saper usare la spada tanto da ferire, in modo non grave, l’avversaria. Forse la bella Cavalieri approfittò del duello per far parlare di sé ma dimostrò senza dubbio una buona dose di coraggio…

L’articolo è solo un assaggio, per ovvi motivi di spazio ma se volete approfondire l’argomento, vi consiglio di approcciare l’argomento con questo sito della scherma storica, F.I.S.A.S.: http://www.scherma-antica.org/oppure il sito della F.I.S.: http://www.federscherma.it/index.asp

I signori maschi inorridiscono solo a sentir parlare di armi d’offesa in mano alle signore ma non si rendono conto che la scherma, arte marziale di antichissima origine, è in realtà una “gentil signora”... e ora vi cito una famosa battuta di Voltaire (1694-1778) che, con ironia, parla di donne e spade. Il maresciallo Generale di Francia, Maurice de Saxe (1696-1750) era a spasso a braccetto per i giardini di Versailles con la favorita del momento e un cortigiano e Voltaire li videro passare. Il cortigiano sussurrò cospiratorio:
“Ecco la spada del re!”
“Ed il suo fodero…”, aggiunse ironico lo scrittore.

venerdì 4 aprile 2014

Storie a lieto fine...

Il Romance non è altro che l’Amore quello con la A maiuscola, declinato in storie sempre diverse, intriganti, appassionanti trasferite su carta. Ma come accade nella vita vera, anche nel campo del Romance si devono seguire certe “regole”, ovvero uno speciale “canovaccio”. La trama esige dei clichés in cui noi lettrici ci ritroviamo e che gli scrittori di questo genere sono tenuti a rispettare quindi... scrittore avvisato, mezzo salvato!”


Regola principe: un romance che si rispetti deve avere sempre il lieto fine. L’eroe non deve morire. Magari può finire nella pentola dei cannibali, perdersi nel Sahara in compagnia di un cammello dalle gobbe rinsecchite, o essere travolto da un uragano o, ancora, trascinato negli abissi dalla cugina pestifera di Moby Dick… ma dovrà comunque uscirne sano e salvo e ci sta bene se ne esce sfregiato, zoppo, con un occhio solo o col corpo martoriato (meglio se muscoloso, eh?). Da ricordare, regola tra le regole, una parte delle sua anatomia deve essere considerata sacra (e so che avete capito quale…).


Non tutte le scrittrici la rispettano ma se la applicassero, ci risparmierebbero un sacco di noia: i due protagonisti si devono incontrare entro il primo o il secondo capitolo, sacrosanto. Sembra logico, vero? Eppure a volte non è così. Ho letto di recente un libro d’amore contemporaneo dove l’eroina arriva subito (eh, ci mancava!) ma l’eroe (che evidentemente aveva impegni inderogabili altrove…) si è presentato a pagina settanta su un totale di duecento. Il fellone. Navigazioni solitarie, eremiti, anacoreti quelli ci stanno in altri contesti ma nei romance, per carità, alle eroine date uno straccio di uomo, bello o brutto o sciancato che sia, ma dateglielo presto! Le poverette devono pur rodersi il fegato e soffrire e visto che noi lettrici ci struggiamo con loro, lo esigiamo. Ammettiamo una sola eccezione: quando c’è una “schiera” di eroi potenziali e noi e la nostra eroina dovremo passare il resto del libro combattute sulla scelta del maschio alfa di turno (che invidia, eh?)


Parliamo dei romance contemporanei: l’eroina non deve più essere necessariamente casta e pura. I tempi sono cambiati, care le mie scrittrici. Basta con le pulzelle ancora vergini a ventisei anni o più! Che magari sono pure belle e intelligenti… no scusate, dov’erano gli altri uomini mentre queste madonnine infilzate aspettavano il loro eroe? Tutti allo stadio? Dai, non ci crediamo PIU! Sia chiaro, adesso non è che vogliamo Ruby Rubacuori, eh? Ma che ne dite di una via di mezzo? Vero è che una vergine resta sempre un bocconcino prelibato per il nostro eroe di turno, il premio ambito, la succulenta ricompensa per tutti i guai che gli piombano sul groppone. Ma anche loro dovranno adeguarsi.

L’eroe può anche essere povero ma non in una situazione economica molto peggiore di quella dell’eroina. Dico, fateci sognare in pompa magna! Se deve essere F.F.F. (Figo, Fisicato Fascinoso) fatecelo pure ricco, e perbacco e il suo stato sociale ci piace elevato, elevatissimo, che dico… nobile, ovvero ecco le accoppiate preferite: conte/cameriera, duca/sempliciotta, uomo d’affari/vedova spiantata e via così. Unica eccezione, il caso di un tizio che ha fatto fortuna in circostanze fortuite e singolari: si è perso nel Sahara, il cammello è precipitato in un burrone e lui, per salvarlo ha scoperto una miniera d’oro.

Gli eroi non devono mai essere pigri, indolenti fino all’ultima riga. O cattivi senza speranza. O crudeli senza redenzione. Devono possedere uno spiccato senso dell’onore, anche se agli occhi del mondo sembra che non ne abbiano affatto. Possono essere assassini, sicari o pessimi soggetti. Spietati sì ma alla fine, redenti. E le eroine? Mai troppo rancorose, invidiose o cattive. No alle copie delle sorellastre di Cenerentola e, per l’amor del cielo, non chiamatele Genoveffa. Voi direte: e la libertà di scrivere ciò che ci piace? Eh cari scrittori, il rischio potrebbe essere che al secondo capitolo il vostro libro voli dalla finestra...


Meglio se le vostre eroine sono donne normali, non troppo “sui generis”. Non propinateci una protagonista che sa leggere i caratteri cuneiformi e parla l’antico egizio, che sa sparare con un MK47 e centra un passero a due chilometri, o conosce la meccanica quantistica e, udite udite, ha allevato i dieci fratelli e le tre sorelle sola e senza un soldo. Magari la fate pure maltrattare dalle cugine invidiose o dal solito zio adottivo (e caprone). Dateci un taglio, è troppo. Questa non è un’eroina di un romance, è Xena, la Principessa Guerriera. Le vogliamo umane per favore, così ci possiamo immedesimare a nostro agio.

Uff, sicure care autrici, che le lettrici non siano un po’ stufe di tutti questi conti inglesi belli, muscolosi, ricchi, dissoluti fino alla noia? Proprio qualche giorno fa rileggendo un libro di una grande scrittrice che ha scritto una serie con un sacco di fratelli e sorelle, ho fatto questa riflessione: ma a Londra, a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, c’erano solo libertini depravati e belli da togliere il fiato? Con capacità amatorie degne di un dio greco, ricchi sfondati e titolati? Perché, mannaggia, non sono nata in quel periodo? Questa non la mando proprio giù. Qualcuna di voi pensa la stessa cosa? Vi prego, confortatemi…


Alla fine però non fateci mancare le nozze e il frutto dei teneri lombi, ovvero un pargoletto che tramandi l’altolocata stirpe. E che tutte le lettrici siano invitate al matrimonio fastoso, segreto, anticipato o con licenza speciale. In ogni caso, insomma, fateci passare davanti all’altare, anche solo per un saluto!





lunedì 24 marzo 2014

Alpha e Omega...

Care amiche,
mi rivolgo soprattutto alle femmine della nostra specie che leggeranno queste poche righe. Vi regalo alcuni consigli utili per i prossimi incontri con i maschi (umani, eh? Niente vampiri o licantorpi o angeli caduti, tengo a precisare), o meglio, con i Maschi Alfa. Sì care, ecco alcuni utili consigli su come salvarsi la vita e distinguere un Alfa da un Omega. Prima di tutto scopriamo una volta per tutte che cos’è un Maschio Alpha.

Dal punto di vista scientifico dicesi Maschio Alpah nel Regno Animale e nell’accezione più ampia del termine, il maschio dominante. Quello cioè che nelle specie gregarie (lupi, per intenderci e NO!, ripeto, niente creature paranormali, prego) è riconosciuto da tutti i componenti del branco come il leader, colui  che si afferma su tutti gli altri per la propria abilità, forza, intelligenza. In sostanza per i doni che Madre Natura, nella sua lungimiranza, gli ha elargito.

Finita la parabola zoologica. Esclusi i tizi che urinano agli angoli della strada, nelle trombe delle scale o nelle aree di sosta delle autostrade (quelli non marcano il territorio, sono sporcaccioni), resta da chiarire cosa accomuna i maschi Apha del regno animale a quelli umani e perché li amiamo? O è solo nella finzione che vorremmo questi uomini? Provate a immaginare: se aveste un vero alpha tra le "mani", non sarebbe troppo aggressivo, egoista, sexy, sopra alle righe?

Nei Romance paranormali il maschio è ancora più alpha, le autrici creano protagonisti infondendo loro caratteristiche che attraggono l'immaginario femminile (e non solo...) e inventano tragiche storie d'amore in cui un maschio irraggiungibile diventa improvvisamente più umano quando sperimenta l'emozione dell'amore. Sono belli, alti, fisicamente attraenti. Se entrano in una stanza li noterete, eccome. Perchè? Perchè a parte le condizioni estreme di pericolo, in cui dominerà con la forza bruta gli avversari, la sua superiorità non si limita al fisico. E’ anche intelligente.

Questa è la caratteristica che gli fa cadere, tra le braccia, anche la più recalcitrante delle prede e gli permette di schiacciare gli altri maschi, drammaticamente più stupidi, che non avranno altra scelta che tacere per dissimulare la loro ignoranza. Il Maschio Alpha è brillante, è un fine oratore, spinge gli avversari al tappeto con un’eloquenza fluida e argomentazioni affilate. Carisma? Non solo. E’ un concetto molto più fine, che racchiude una buona componente soggettiva. Egli sa affermarsi utilizzando un unico, ferale sguardo. Non s’imporrà mai con l’arroganza ma conquistandosi naturalmente il rispetto di tutti.

Lui non usa artifici. E’ semplicemente lui, nudo e crudo, si piazza al di sopra di tutti gli uomini che vi circondano e qui viene il bello, qui dovete essere attente, scaltre, vigili perchè certi artifici possono migliorare il carisma di un individuo in maniera esponenziale  e far passare un maschio Omega (ultimo della lista) per un maschio Alfa.

Attente. Perché certe capacità artistiche affinano l’estro creativo aumentano il carisma nei confronti del sesso opposto (siamo noi) quasi del 70%. Ecco perchè un cantante o un chitarrista non avranno che da comporre qualche arpeggio per farci cadere prede del loro fascino mendace ("Giochi Proibiti" per le facilone e "Starway to Heaven" per le più scafate...) e anche con i poeti affinate il fiuto: recitando rime strappalacrime, vi possono zompare addosso con estrema facilità, declamando celestiali versi. Siate vigili. Soprattutto quando sentite nell’orecchio rime poetiche come «fammi vedere, baby, il sedere». Non vi deve importare un fico secco se siete da tre ore su una spiaggia al chiar di luna, non cascateci, sono falsi Alpha.

Occhi scaltri anche nei confronti degli sportivi. Esempio classico il surfista tipo californiano (per coloro che surfano nel Mare del Nord, il compito di distinguerlo dai falsi è più arduo...). I capelli lunghi sulle spalle resi selvaggi per gli spuzzi del mare e schiariti dal sole, qualche cicatrice qua e là sui bicipiti: «Ah, questa? Niente tesoro, solo uno squalo alle Hawaii lo scorso autunno.»

Maschi che fanno sognare mucchi di femmine sprovvedute che vedono in loro adoni acquatici, selvaggi e liberi. Qui dovete essere scaltre: il genere trae in inganno, le attività acquatiche non-motorizzate (cacciatori subaquei con arpione, oceanografi, Flipper il delfino...) ci lasciano con la voglia di spiagge bianche e deserte, acque turchesi e bicchieri pieni di coktails colorati sotto un ombrellone di foglie di palma. Bene, non sono Maschi Alfa.

E se è straniero? O ha un accento talmente seducente (e chi non ha mai sognato di fare lezioni di lingua ad un brasiliano, australiano, americano?) da farvi girare all’impazzata gli ormoni solo con il potere di una parola (Luca Ward fa scuola...) che fare? Tappatevi le orecchie con la cera, come suggerì Ulisse ai suoi marinai. Però lui si fece legare all’albero maestro perchè voleva sentirlo il canto di quelle gnocche delle sirene...



mercoledì 19 marzo 2014

Caligola, un pazzo sanguinario?



Gaio Giulio Cesare Germanico sembra sia nato ad Anzio il 31 agosto dell’anno 12. Certo il luogo della morte: a Roma, in una congiura ordita dalla Guardia Pretoriana a soli 29 anni, il 24 gennaio del 41. L’infanzia del piccolo Gaio fu negli accampamenti militari al seguito del padre, Germanico. Era il beniamino delle truppe, indossava l'uniforme dei legionari e ricevette il soprannome di Caligola, il diminutivo di caliga, le calzature che usavano i militari.

Le fonti storiche che ci sono pervenute lo dipingono come un uomo stravagante, despota, eccentrico e sul filo della depravazione ma sono talmente poche e considerate a lui ostili che non possiamo basare il nostro giudizio solo su di esse. 

Ricostruzione del volto del giovane Caligola
Era un personaggio scomodo e molto discusso dal Senato, a lui avverso, ma popolare fra il popolo romano. Purtroppo di lui non ci è pervenuta la parte degli Annales di Tacito, considerato lo storico più scrupoloso e preciso di quel tempo. Pare che Caligola arrivasse al metro e novanta di altezza, con occhi chiari e penetranti. Era un ottimo auriga (conduttore di quadrighe), amante degli sport, delle armi e con un fisico longilineo e ben strutturato.
Villa di Caligola sul lago di Nemi
Suo padre sembra fu avvelenato quando Gaio aveva solo sette anni e quasi tutti i suoi familiari, a parte le tre sorelle, furono o assassinati o spinti dall’allora imperatore Tiberio, al suicidio: nel 31 il fratello Nerone morì a Ponza, suo fratello Druso morì nel 33 di stenti in un sotterraneo della residenza imperiale sul Palatino e il 18 ottobre dello stesso anno moriva sua madre. Caligola, sopravvissuto e penso piuttosto atterrito dagli eventi, fu chiamato da Tiberio nel 37 e cominciò a ricevere le prime cariche pubbliche. Nel 33 Caligola si sposò ma la moglie morì durante la gravidanza, evento che a Roma era purtroppo piuttosto abituale.

L'imperatore Tiberio
A Capri, dove Tiberio aveva eletto la sua residenza ufficiale (e come non capirlo?) Caligola fece amicizia con diversi sovrani stranieri che allora i romani ospitavano in forma di “ostaggi” o ospiti di lusso. Uno di questi era il nipote di Erode il Grande, Giulio Agrippa, portato a Roma dalla madre Berenice, figlia della celebre Salomè. Agrippa è passato alla storia con il nome di Erode Agrippa I, re di Giudea dal 41 al 44.

Il 16 marzo del 37 Tiberio morì a Miseno, a 79 anni. Macrone, prefetto del pretorio, prese il controllo della situazione e organizzò l'ascesa di Caligola che venne acclamato imperatore dai pretoriani e dalle truppe di stanza a Miseno. Il 28 marzo Caligola arrivò a Roma e si presentò davanti al Senato, che gli conferì la massima autorità sullo stato. Aveva 25 anni.

Le ragioni di questa nomina sono diverse: era molto giovane, il padre Germanico era stato un generale amatissimo dai romani poiché, tra l’altro, aveva riportato a Roma le due insegne cadute nella tragica sconfitta di Teutoburgo, quando Roma aveva perduto ben tre legioni sul confine germanico. Pensate: quindicimila uomini e un numero imprecisato di civili al seguito dell’esercito, trucidati in massa dai barbari di Arminio, un ufficiale romano di origine germanica che tradì i romani portandoli al massacro. Forse fu anche l’infanzia di Caligola a giocare in suo favore per la nomina: ricordiamo che la passò negli accampamenti insieme ai soldati. Non in ultimo a suo favore giocò la  parentela sia con Augusto che con Marco Antonio.

Forse il Senato pensava di avere gioco facile con lui e che il giovane, malleabile imperatore avrebbe assecondato la politica del padre, Germanico. Non fu così.Caligola pensò bene di sbarazzarsi dei suoi oppositori con una serie di uccisioni, umiliando l’intera classe senatoria. Nulla che non fosse già accaduto nel passato, comunque. Forse fu il suo comportamento imprevedibile che lo fece identificare come un "pazzo". Nota la leggenda che nominò senatore il proprio cavallo Incitatus  ma risulta evidente che il suo decreto esprimeva il suo totale disprezzo per la Curia Romana. In realtà, Caligola fece probabilmente solo  una battuta affermando che un cavallo sarebbe stato ben più capace dei senatori stessi.

Forse aveva attacchi d'ira ma con l’infanzia che aveva avuto e l’adolescenza costellata di lutti, come non capirlo? Tacito racconta che durante un banchetto Caligola scoppiò a ridere. Un commensale che sedeva accanto a lui gli chiese il perché e Caligola gli rispose freddamente che stava pensando alla morte di quest'ultimo. In seguito sembra l’abbia fatto davvero uccidere. Questo era Caligola.

Egli voleva essere onorato come un dio, sul modello delle monarchie orientali, autocratico, insensibile e imprevedibile, anticipando una tendenza che sarà degli imperatori del III secolo. Pretese di essere divinizzato in tutto l’Impero con templi e statue ma nello stesso tempo si rese popolare con elargizioni alla plebe e costosi giochi circensi.

Nell'autunno del 37 Caligola si ammalò. I mesi di idillio con il popolo romano terminarono. Al primo ricevimento ufficiale dopo la guarigione, bello e con lo sguardo più temibile di una lama, prese a ricordare a cavalieri, senatori, patrizi i giuramenti che essi stessi avevano rivolto agli dèi per la sua guarigione e, con un pretesto, li fece uccidere tutti. Nel ’38 morì la sorella Drusilla con la quale sembra avesse un rapporto incestuoso. Caligola scomparve per alcuni mesi da Roma e vi tornò profondamente cambiato. Seguirono alcuni settimane di persecuzione nei confronti di coloro che avevano pianto o meno la morte della sorella e molti si suicidarono o furono spinti a farlo, compreso il prefetto Macrone.

Destituì consoli, accusò i senatori di ipocrisia, di volubilità visto che avevano decretato onori a Tiberio e ora li decretavano a lui. Non era questa la dimostrazione del loro odio profondo?

Nel ’39 iniziò una campagna in Germania per emulare il padre. Qui avvenne la prima congiura, artefici le due sorelle superstiti, Giulia Agrippina (la futura madre dell’imperatore Nerone) e Giulia Livilla. Vi partecipò anche Marco Emilio Lepido vedovo della sorella Drusilla e Gneo Lentulo Getulico, legato delle legioni stanziate in Germania. Getulico, per avere l'appoggio dei soldati, aveva allentato la disciplina. La congiura non riuscì, Getulico e Lepido furono uccisi e le sorelle mandate in esilio a Ponza.

Caligola si preparò quindi alla conquista della Britannia, invasa nel 55 e 54 a.C. da Cesare, che aveva concluso accordi con le popolazioni locali affinché pagassero a Roma consistenti tributi. Nel ’40 Caligola si trovò di fronte all’oceano ma era pieno inverno e i germani, se pur parzialmente sconfitti, rimanevano un pericolo. Era impossibile distogliere le legioni dal confine del Reno. A marzo del 40 Caligola rinviò l'invasione della Britannia, sarebbe stato Claudio, suo zio e successore, a portare a compimento l'invasione della Britannia nel 43-44.

I senatori continuavano a cospirare contro di lui, vi furono alcuni attentati ma Caligola girava per Roma con un corpo di guardia che si era portato dietro dalla Germania, trenta formidabili cavalieri batavi. Ma neppure loro riuscirono a salvarlo: il 17 gennaio del 41, l’ultimo giorno dei Ludi Palatini, di fronte al palazzo imperiale, venne allestito un teatro mobile con migliaia gli spettatori. Un luogo difficile da controllare o in cui intervenire con tempestività. Con un pretesto i congiurati riuscirono ad allontanare le guardie batave. Caligola arrivò in teatro, poi verso l'ora settima (intorno all'una) volle tornare a Palazzo.

Nel criptoportico, un tunnel sotto il Palazzo Imperiale, la scorta lo perse di vista. Forse incontrò degli attori, forse si fermò a parlare con loro. Cassio Cherea, tribuno delle coorti pretorie, lo colpì improvvisamente con un pugnale tra il collo e la spalla. Caligola cercò di fuggire ma Cornelio Sabino, anch'egli tribuno delle coorti pretorie, lo raggiunse e lo colpì a morte. Fu colpito da non meno di trenta pugnalate. I sorveglianti e le guardie del corpo bloccarono la galleria verso il teatro, i congiurati fuggirono in direzione dei palazzi imperiali e arrivò anche la scorta germanica che uccise alcuni dei congiurati. Nel frattempo, nel Palazzo Imperiale vennero uccise sia la moglie Cesonia sia la figlia di soli otto anni, Drusilla.

Il corpo di Caligola venne trasportato nei giardini Lamiani sull'Esquilino, l’amico Erode Agrippa si occupò del funerale e il corpo venne cremato in fretta, sepolto in forma provvisoria. Quando le sorelle tornarono dall'esilio diedero degna sepoltura al fratello, forse nel mausoleo di Augusto. I consoli convocarono il senato, Caligola venne accusato dei peggiori crimini, la guardia pretoriana si riunì e decise di nominare imperatore Claudio, lo zio di Caligola, trovato ancora in vita nel palazzo imperiale.

Tutte le truppe presenti a Roma si unirono ai pretoriani e il popolo circondò il senato invocando Claudio imperatore. Il Senato decretò in seguito la morte dei congiurati: Cassio Cherea si suicidò così come Cornelio Sabino. 


A Roman Emperor 41 a.D., by Lawrence Alma-Tadema, 1871.







sabato 15 marzo 2014

Accidenti, ve lo voglio presentare!

Vi dirò tutta la verità nient’altro che la verità, su di lui. E’ un libertino, questa specie di sgabello a tre gambe. Origini svedesi, trapiantato in Italia da cinque anni, ha due punti fissi: un telefono pettegolo e una lampada verde germoglio, che getta luce su trame complesse che scorrono veloci...

Devo confessare che quando ieri gli ho fatto capire che dovevo fare “piazza pulita” del suo sciatto disordine, ha arricciato le gambe, gli è tremato il ripiano. Ma poi, come un vero dandy, ha voluto apparire al meglio della forma. Alto, snello, elegante. Un comodino, Signore della Notte.

Del resto su di lui sono passate molte donne (e uomini) indimenticabili: Balogh, Camocardi, Formenti, Kleypas, Camp, Hoyt, M. Kaye, Adrian, Ward, Brokmann, Mcnaugth, Sandra Brown, Lori Foster… per citare solo le sue ultime conquiste. Basta! Non vi elencherò tutte quelle che ha avuto. Seppur Comodino, ha un onore da difendere.

Confesso, viaggia molto. Come un nobile inglese. Recentemente ha visitato l'India (con M.M. Kaye i suoi splendini libri d'amore: l'Ombra della Luna, Padiglioni Lontani e Vento dell'Est), ha conosciuto un grande romano (le Idi di Marzo, di Colleen McCullough), ha scoperto un intrigo con Sandra Brown (Alibi di una notte) e ha attraversato un oceano in compagnia di Dirk Pitt (Clive Clusser, Tesoro).

Ora soffre il mal di mare, ora si dà una regolata e scorrazza nell’antica Roma con Pompei (Robert Harris) e ha fatto due chiacchiere con Augusto, Imperatore d’Europa (Richard Holland), senza dimenticare un giretto in gondola con Alvise Zorzi, Una città una Repubblica un impero. Venezia (697-1797).

Mi sono presa un bello spavento, qualche tempo fa, quando è scampato a un temibile vampiro (Rinascita, La confraternita del pugnale nero vol.10, di J. R. Ward) poi ha ritrovato l’aria scanzonata di sempre ed è ripartito per il Pascolo del Calder (Janet Dailey) senza dimenticare di fare il Rito della Notte (Janet Dailey). Non si fa mancare nemmeno uno dei libri di Linda Howard, perchè è la sua autrice preferita, e a questo punto non mi resta che dire: che personaggio!
 
Sono certa che ha dei segreti inediti, il debosciato, quei libri che usciranno dalla mia penna: Legio Patria Nostra, che arriverà a maggio e un certo Massimo Valerio Messalla, che raggiungerà le sue legioni a fine 2014... caro Comodino, sei affaticato gli ho detto ieri sconsolata. Allora si è rintanato nell’angolino, accanto all’amica Libreria, donna senza scrupoli che nasconde tra il legno e la carta dei ripiani avventure indimenticabili. Sono una coppia davvero unica, non riesco ad averne ragione. Chissà quanti altri segreti nasconde quel tipo a tre gambe. Adorabile, scanzonato, mascalzone. Proprio come piacciono a noi. 
Un vero, avventuroso rubacuori. Il mio Comodino.