sabato 13 dicembre 2014


 Il 18 dicembre 2014 
venite con me in Egitto
Ascolteremo insieme a Nicholas e Sylvia il 
Canto del Deserto 

Il fascino della valle del Nilo e dei suoi tramonti, le spedizioni archeologiche ricche di storia e mistero, i pericoli nascosti tra le dune del deserto, la grinta di un’affascinante protagonista, l’amore e il desiderio di uomini disposti a tutto, fanno di questo libro una lettura avvincente e romantica...


In edizione digitale 
e
Il 22 gennaio in libreria

Il book-trailer realizzato da Francy della Rosa 
già vi trasporta per qualche minuto 
nelle magiche atmosfere del libro...







giovedì 27 novembre 2014

Romantic Suspense, questo sconosciuto...

Romantic Suspense: romance nel quale c’è un intrigo, un mistero, che gli eroi devono risolvere. Ma che fanno nel frattempo le eroine? Ovvio, si mettono in pericolo: vittime di minacce, tentativi di assassinio, strangolamenti, violenze e chi più ne ha più ne metta. Una vera eroina del RS è colei che meglio si ficca nei guai, sappiatelo. Perché è lapalissiano: più lei è incasinata, più lui è figo. Come l’equazione di Schrödinger (vi risparmio la fatica: descrive l'evoluzione temporale dei sistemi quantistici, come atomi e molecole…). Non è finita qui. Le nostre eroine spesso collaborano con gli eroi: poliziotti, detective privati, agenti della CIA, dell’FBI, del SAS, della Legione Straniera, guardie del corpo ecc, ecc,. In ogni caso, alla fine della storia, il mistero va risolto e l’interazione tra i protagonisti deve sfociare in una bella, durevole e sentimentale storia d’amore.

Non so da quando esiste questa definizione, Romantic Suspense. So che Harlequin nel 1993, negli USA, aveva già una collana intitolata Silhouette Shadows con delle autrici di RS, paranormal e romanzi gotici come Anne Stuart, Carla Cassidy, Lindsay McKenna e Maggie Shayne. In ogni caso, oggi si usa questa definizione quando si parla di un mix tra romance e poliziesco e, se qualche anno fa, la distinzione fra romance contemporaneo e RS era chiara, oggi è diventata più sottile ed è anche possibile confondere i due generi.

Ma che cos’è un RS ai nostri giorni? Un romanzo che deve bilanciare in modo equilibrato suspense e storia d’amore, un elemento non deve prevalere sull’altro. La lettrice (e perché no, il lettore) fin dall’inizio della storia sa già che i protagonisti si innamoreranno e risolveranno il mistero insieme, ma l’abilità dello scrittore sta nel coinvolgerli nel ritmo incalzante della storia. Ma chi decide questo equilibrio perfetto tra romance e suspense? Lo scrittore, ovvio mentre le lettrici molte volte si lamentano per la troppa suspense (o troppo poca). Altre si lamentano che l’autore non è riuscito a celare il mistero fino alla fine, oppure che l’eroe non “buca” abbastanza la pagina. Insomma, ognuno ha i suoi gusti e la questione resta quella dei latini: de gustibus non disputandum est.

Come lettrice sono in grado di fare la differenza tra un RS e un romance “puro”, ma come fare quando gli editori non lo menzionano sulla copertina e magari ci capita fra le mani un romanzo che include della suspense? Il solito problema del contemporaneo e del RS, che si confondono spesso. Un esempio recente che mi è saltato agli occhi è quello di Julie James, con il suo libro pubblicato in Italia da Mondadori nella collana I Romanzi Emozioni nel 2012, Just the sexiest man alive, titolo tradotto in Deliziosa Sfida. È un contemporaneo, gli eroi si incontrano, conflitti li separano e poi, alla fine, il solito HEA (acronimo di Happily Ever After, ovvero il nostro “e vissero felici e contenti”). Non vi è nessun elemento suspense, idem nel secondo libro della serie, Questione di pratica (Practice makes perfect).

Ma fate attenzione: l’autrice, a sorpresa, pubblica poi un romance intitolato Qualcosa di te (Emozioni, Something about you) nel quale l’eroina è, udite udite, testimone di un assassinio, l’eroe è un agente dell’FBI e il colpevole verrà svelato alla fine. La James ha firmato il suo primo RS. Però l’editore americano non lo ha presentato sotto questa veste, ha lasciato credere che fosse un contemporaneo. Stessa cosa ha fatto Mondadori nel suo blog, scrive infatti: “Ambientazione: America, Stati Uniti oggi”. Più chiaro di così… ma no! Non è per niente chiaro, perché la trama parla di assassinio e FBI! Vedere per credere:
http://blog.librimondadori.it/blogs/iromanzi/2013/05/27/emozioni-16-julie-james-qualcosa-di-te/). 

La James ha creato e sta scrivendo una serie RS e non ce ne siamo accorte. Forse nemmeno lei e tanto meno il suo editore. Comunque complimenti: negli Usa è arrivata al quinto libro, qui in Italia per ora siamo al terzo.

Vogliamo scoprire perché allora molte autrici di libri contemporanei si dedicano al RS? Perché vogliono conservare più a lungo l’attenzione del lettore. In effetti la solita coppia che si incontra, si parla, si separa e si ritrova è ormai banale ma, soprattutto, non è facile renderla avvincente e intrigante. Nei vecchi romance gli eroi litigavano, si riconciliavano, litigavano ancora, si separavano e poi si ritrovavano (riassunto per semplificare) e la domanda topica era: chissà come faranno a risolvere i loro problemucci? Oggi i tempi sono cambiati, la domanda è: come farà l’autore a tener viva l’attenzione della lettrice, fino alla fine del romanzo? Ecco la soluzione: una parte di suspense, almeno nei romance di più di duecento pagine. L’autore inserisce la suspense fin dalle primissime pagine, diventa parte significativa del romance, alla fine dovrà sciogliere tutti i nodi. Aggiungere il mistero ha aiutato anche l’autrice stesa ad arrivare alla fine della storia, che sia plausibile o no. È a questo punto che il contemporaneo diventa RS.

Anche Jayne Ann Krentz, in Italia soprattutto conosciuta come Amanda Quick nel romance storico, fu catalogata come autrice di contemporaneo fino a quando nacque il termine RS. Da quel momento la inserirono subito nella categoria e con ragione: dall’inizio della sua carriera, nel 1979, ha sempre scritto romance con elementi polizieschi (spesso anche in quelli storici).

Il RS si è evoluto nel frattempo, anche se noi in Italia lo stiamo scoprendo con grande ritardo. Oggi esistono RS dove è l’eroina è un militare o un agente speciale come nei libri di Judith Anne Jance, autrice RS americana, che si è inventata Janna Brady, sceriffo. O la mitica Eve Dallas, eroina poliziotta futuristica di J.D. Robb (al secolo Nora Roberts). In Francia (leggo molto in francese) l’editore Harlequin France pubblica i RS nelle collane Best Sellers et Black Rose. Per J’ai Lu, altro editore d'Oltralpe, la collana RS si chiama Frissons, Brividi. In questa collana ho scoperto i romance di Laura Griffin, in Italia ancora inedita. Le sue eroine sono diverse in ogni libro: in Untraceable la protagonista è un detective privato, in Unspeakable sogna di diventare profiler e in Unforgivable, uscito nel 2012, è un’esperta di DNA. E i suoi eroi? Sono colleghi o lavorano nelle forze dell’ordine. Volete invece un’eroina poliziotta e lui uomo d’affari? Allora non perdetevi Judith Mc Naught in Sussurri nella notte (Sperling&Kupfer, 2003). Negli USA ogni casa editrice ha almeno una collana dedicata al RS ma non ho citato tutte le autrici, come dimenticare infatti Maya Banks e Lisa Marie Rice (pubblicate da Leggereditore), per citare solo le più conosciute.

Ma sorpresa! In Italia a giugno 2014 sono usciti dei RS, rigorosamente di scrittrici italiane, con l’editore digitale femminile EmmaBooks che ha avuto una felicissima e riuscita intuizione, ancora oggi cerca autrici italiane da inserire nella collana RS. Quelli pubblicati finora fanno tutti parte di serie e le autrici sono Monica Lombardi, con il GD Team, Elena Taroni Dardi con Sisters e sì, ci sono anch’io con Legio Patria Nostra.

Vi ho interessate al RS italiano? Spero di sì, ma soprattutto spero di avervi stuzzicate a scoprirlo come genere, perché merita davvero. Vi sentirete tutte Navy Seal in missione e investigatrici dalla mente acuta.

Mani in alto ragazze e… arrendetevi! 

 


mercoledì 29 ottobre 2014

Halloween, streghe, zucche e affini...



Forse pensate che la festa di Hallowen tragga le sue origini negli Stati Uniti. Niente di più errato. Se è vero che furono gli emigrati anglosassoni a trasferire la tradizione al di là dell'Atlantico questa festa, che celebra riti legati alla notte e ai morti, trae origini da tempi ben più antichi e remoti, forse fin dai tempi preistorici. Ma indovinate un po' dove ci portano le prime celebrazioni storiche sui defunti? Ma nell’antica Roma, ovviamente...

Prima di raccontarvi le origini della festa pagana di Halloween, permettetemi una breve divagazione: per i romani le Larvae o Maniae erano gli spiriti dei defunti malvagi durante la vita, che persino da morti avrebbero potuto tormentare i vivi. Essi erano l’opposto dei Lares, spiriti benigni, protettori del focolare. 

L’aspetto dei primi due era terrificante: nudis ossibus, ovvero ossa nude, cioè scheletri. Larvae e Maniae avevano la pessima abitudine di scatenare la follia nei vivi, che potevano allontanarli solo grazie a lunghe espiazioni. Non a caso la scienza ha dato il nome di larve (dal latino, maschere) agli embrioni di alcune specie animali che diventeranno adulte attraverso una o più metamorfosi, alludendo alla trasformazione tra vita e morte. E non a caso la parola mania, in psichiatria, viene usata per identificare uno stato psichico alterato, ossessivo o di esaltazione. 

Tanto le Larvae quanto le Maniae, secondo i romani, potevano nuocere ai vivi: le prime succhiando energie e le seconde dando squilibri mentali. Ricordiamo anche che, alla diffusione del Cristianesimo nella nostra penisola, venne mantenuto segreto in alcune zone il culto di Diana, Grande Madre, dea della luna che custodiva i segreti delle erbe ed era protettrice dei boschi, delle donne e sapiente nella magia. Fu a causa di queste tradizioni occulte che la Chiesa portò le streghe sul rogo. Perché le antiche tradizioni del Sapere (le “streghe” sapevano) si opponevano al Credere (la Fede base del culto cristiano) ma il Sapere è molto più potente del Credere. Fu in quei secoli che il culto dell'oltretomba passò dalla luce di maggio al buio della notte e dell'inverno e fu collocato a fine ottobre e ai primi di novembre. Ma torniamo a noi…

A Roma, febbraio era il mese dedicato al ricordo dei defunti. Nove giorni loro riservati, un ciclo che iniziava alle idi del giorno 13, con i Parentalia, fino al giorno 21 con i Feralia, chiamati così, come attesta lo storico Ovidio, perché durante quei giorni i vivi portavano (dal verbo latino fero, fers, portare) offerte ai morti. Da esso deriva anche l’aggettivo italiano ferale, legato alla morte e al lutto. In quei giorni gli antichi romani pensavano che le anime dei trapassati tornassero nel mondo dei viventi. Per questo motivo, un diffuso senso di rispetto, timore e introspezione reverenziale pervadeva la città. Essi venivano riconosciuti come parentes, ovvero antenati e quindi come spiriti protettori, Lares dunque. I templi venivano chiusi, i matrimoni rimandati, gli affari sospesi, i magistrati non indossavano la toga pretexta. Coloro che avevano perduto un congiunto visitavano la sua tomba, recando offerte votive.

La tradizione vuole che a dare inizio a questa usanza fosse stato Enea, che bagnò con vino e ricoprì la tomba del padre Anchise con profumate violette. L’ultimo giorno, il 21 febbraio, era dedicato invece alle cerimonie pubbliche, con offerte e sacrifici ai Mani, divinità dell’oltretomba identificate come anime dei defunti. 

La seconda festività, i Lemuria, cadeva invece il settimo giorno prima delle Idi di maggio, dal giorno 9 fino al 13. Prima venivano celebrati i Cerealia, in onore di Cerere (4 maggio), poi le feste degli spiriti, i Lemuria appunto, immersi nel silenzio e nella notte. Secondo Ovidio queste feste erano state istituite da Romolo per placare lo spirito di Remo, da lui ucciso e sempre lo storico romano racconta che, in quei giorni, per allontanare gli spiriti del male (i Lemures e i Mani) bisognava stare a piedi scalzi e lanciare fagioli neri sopra la spalla, durante la notte. Era il pater familias che si alzava a mezzanotte e compiva il rito recitando la formula: "Invio questi, con questi fagioli redimo me e ciò che è mio" per nove volte. La famiglia avrebbe poi percosso dei vasi di bronzo anch'essa ripetendo nove volte la frase: "fantasmi dei miei padri e antenati, andatevene!".  

Le Vestali invece preparavano una salsa col primo grano della stagione, sacerdotesse prima diventate poi streghe, visto che per il cristianesimo rappresentavano il culto pagano non riconosciuto dallo Stato. Streghe, che attiravano gli spiriti dei defunti, i Lemuri, offrendo loro dei doni ma dolci… insomma dolcetto o scherzetto?

Il giorno culminante del Lemuralia, il 13 maggio dell’anno del Signore 609 o 610, papa Bonifacio IV consacrò il Pantheon, a Roma, alla Beata Vergine e a tutti i Martiri. Gregorio III, cent’anni dopo, allargò la sfera a tutti i Santi e Gregorio IV spostò la festa al 1 novembre, festum omnium sanctorum o ad omnes sanctos, trasformato dal toscano volgare in Ognissanti. Nel 998 Odilo, abate di Cluny, aggiungeva al calendario cristiano il 2 novembre come data per commemorare i defunti. Le feste pagane erano così morte e sepolte. Appunto. Fu una grande mossa propagandistica: l’ennesima festa cristiana nata sulle ceneri di quelle pagane, che venne cancellata dalla memoria insieme alla romanità e ai Lemuria. Ma questo passaggio al mese di novembre si incuneò con un’altra importante festività, questa volta celtica.

La notte di Samhain, fra il 31 ottobre e il 1 novembre, segnava le due parti dell’anno, la progressiva scomparsa della metà della luce che si divideva con le tenebre. A Roma questa era la festa del solstizio d'inverno, ma ne ho già parlato in un altro articolo. I colori tipici della festa erano l'arancio, per ricordare la mietitura e la fine dell'estate e il nero, che simboleggiava l'imminente oscurità dell'inverno. In quella particolare notte, come nei Lemuria, il labile confine tra vivi e morti si assottigliava. Il capodanno celtico non era solo momento di riflessione sull’esistenza, ma anche fra i legami insissolubili dei due mondi. Si offriva cibo ai morti sull’uscio di casa, venivano accese candele alle finestre per  indicare la via ai morti e sostentarli. Come la pietas latina nei confronti degli antenati. Ma mentre per i romani le feste erano disgiunte e per i celti era una sola, il Cristianesimo, in un colpo solo, le cancellò entrambe: Ognissanti toglieva di mezzo i Lemuria e pure Samhain. Ed eccoci arrivati a Halloween, nome di origine anglosassone, traduzione inglese di Ognissanti: all hallows even.

Questa festa, nata nella madrepatria e ancora troppo pagana per i cattolici prima e per i protestanti poi, seguì i Padri Pellegrini nei territori selvaggi del Nuovo Continente al di là dell’oceano, dove si arricchì degli elementi folcloristici che conosciamo: la zucca illuminata, i dolcetti, i travestimenti, degli spiriti folletti che vagano facendo impazzire o giocando brutti scherzi agli esseri umani...

Ok, l'ultima curiosità e poi vi faccio tornare a intagliare la vostra zucca: in origine per gli irlandesi erano i cavoli rapa gli ortaggi utilizzati durante la festa ma quando, intorno al 1840, sbarcarono a centinaia di migliaia negli Stati Uniti, scoprirono non solo che le rape americane erano piccole ma che le zucche erano enormi, facili da scavare. Ecco perché a tutt'oggi Jack-O-Lantern è una zucca intagliata al cui interno è posata una lanterna. Le candele dei defunti… 

Serena notte di Halloween a tutti e a tutte! 




martedì 21 ottobre 2014

Cicatrici? Sì, grazie


Capitan Harlock

Una donna fa di tutto per nasconderle. Sono segni anti-estetici, di cui si vergogna, che non piacciono a nessuno. Per gli uomini sono un’arma di seduzione, un vanto, la dimostrazione della mascolinità all’ennesima potenza. Oggi gli uomini vogliono apparire belli, perfetti e in qualche caso anche troppo (le sopracciglia depilate, brrrr!) ma non lo sanno che a noi donne le cicatrici piacciono? Che ci piacciono crudi, sbucciati e avventurieri?

Quello che vogliamo al nostro fianco è un macho, coraggioso, amante dell’avventura, un accumulo di testosterone allo stato puro. Se poi aggiungiamo anche una cicatrice sul volto e qualcuna qua e là sul corpo, ecco che il mix alza la nostra temperatura e di parecchio. Se sono d’arma da taglio, se vengono da una revolverata o da una sventagliata di mitraglietta poco importa: ciò che conta davvero è ciò che la cicatrice nasconde: un passato da eroe, una vita sull’orlo dell’abisso, una storia intricata e spesso dolorosa. Questi sono gli eroi che ci fanno sognare.

Per alcune popolazioni le cicatrici sono un’arma di seduzione, di riscatto, di distinzione o di ghettizzazione, noi occidentali non abbiamo scoperto nulla. Spesso nelle società tribali il segno sul corpo indica una prova di coraggio a cui si è sopravvissuti. I Tutsi (noi gli chiamiamo impropriamente Watussi) vanno da adolescenti nella foresta per affrontare le belve, armati solo di una lancia e sono festeggiati se tornano con qualche segno del loro coraggio sul corpo. Nella tribù degli Yanomamo in Venezuela, invece, gli uomini usano addirittura dei trucchi per accentuare le loro cicatrici. Pirati, guerrieri, soldati, cow-boys, uomini violenti ma solo nel nome della giustizia. Insomma, signori sappiatelo: noi donne oggi sentiamo nostalgia di quei cavalieri senza macchia e senza paura che picchiano, magari uccidono, ma per una buona causa o per difendere i deboli e ne rimangono segnati non solo nell’anima, ma anche nel corpo.

L'eroe del telefilm Arrow
Ma esistono anche le cicatrici ornamentali, fatte di proposito, che si conservano per sempre sulla pelle e si praticano soprattutto sul torace o sul dorso e sono in genere linee trasversali o serie parallele di punti, più raramente diventano disegni complicati e sappiatelo, le cicatrici possono essere incavate o a rilievo: le prime sono una semplice incisione della pelle e sono fatte soprattutto sulla faccia, le altre, più diffuse, vengono ottenute introducendo una sostanza nella ferita, cenere o argilla e sono comunissime in tutta l'Africa centrale, occidentale e sud-orientale, tra i popoli dell'Oceania mentre in America latina erano praticate dagli antichi Maya. Discendendo verso sud, le incontriamo sulla costa dell'Ecuador e fra gli Ona della Terra del Fuoco, mentre in Asia in alcuni gruppi etnici dell'Indonesia orientale.
Harrison Ford

Quindi cicatrici che fanno parte della cultura ancestrale e smuovono antiche corde, che in noi occidentali sembrano sopite. Ma non del tutto: ecco dunque spiegato il successo di alcuni personaggi d’invenzione come Capitan Harlock, o il fascino quasi raggelante del cantante Seal o, ancora, l’intrigante segno sul volto dell’attore Harrison Ford, una cicatrice sul mento dovuta a un incidente d’auto in giovane età. J. K. Rowling, autrice di Harry Potter, ha pensato bene a segnare con una misteriosa cicatrice a forma di saetta il suo eroe: è il vero inizio di tutto, senza di essa Harry sarebbe un qualsiasi, banale adolescente e non dimentichiamo il fascino criminale di Al Capone, a cui fu attribuito il soprannome di Scarface a causa della cicatrice che aveva sulla guancia sinistra. Fatta da un certo Frank Galluccio che, pare, lo colpì con un rasoio perché aveva espresso commenti pesanti su sua sorella.

Harry Potter
Anche sulla nostra bella, romantica luna ci sono “cicatrici”: gli astronomi, dopo aver esaminato alcune immagini pervenute dal nostro argentato satellite, hanno scoperto che alcune parti della sua superficie tormentata si sarebbero deformate, espandendosi fino a formare valli strette, poco profonde. Valli lineari come cicatrici che hanno chiamato graben e suggeriscono che la luna sia stata oggetto di attività tettonica, relativamente recente, negli ultimi cinquanta milioni di anni. Anche lei lottatrice, ne porta i segni.

A questo punto mi sorge una domanda: ma gli uomini cosa pensano delle cicatrici sul volto o sul corpo delle donne? Una ricerca fatta qualche anno fa, afferma che a loro non interessano molto: sembra sia altro ad affascinarli...

Comunque, se voi signori uomini siete in cerca di avventure sentimentali o semplicemente di quattro salti in padella (ci siamo capiti...), in attesa che qualche tizio intraprendente si inventi centri estetici dove incidere sui corpi dei propri clienti attraenti cicatrici, potreste cominciare con l'andare in palestra ed eliminare la sempiterna pancetta o le spalle curve. Un buon inizio, vi assicuro, che tra l’altro  vi farebbe bene alla salute...

Cicatrici, bellezza, unicità. Alla fine sono la parte più sensibile ma più forte di un uomo, affinché possa vivere senza timore ed essere un eroe. Ai protagonisti dei miei libri aggiungo sempre una cicatrice qua e là. Non guasta perchè, come dice Samuele Bersani nella sua canzone "Pesce d'Aprile",


... È sempre bellissima la cicatrice che mi ricorderà di esser stato felice...



martedì 30 settembre 2014

E-books e Pirateria: no, grazie...

Il problema della pirateria editoriale tocca tutte noi autrici. E' un argomento che  continuerà a scatenare opinioni e dibattiti negli anni a venire, visto che l'offerta e la fruizione degli e-book in tutto il mondo è in costante crescita, così come è accaduto con musica, cinema e serie tv da una decina d’anni a questa parte.

Nel 2013 si è assistito alla definitiva esplosione del fenomeno delle pirateria libraria on line. L'Associazione Italiana Editori (AIE) ha provveduto alla rimozione di oltre 110.000 contenuti, piratati messi a disposizione sul web violando la legge e senza l'autorizzazione degli autori o dell'editore, risultati ottenuti quasi esclusivamente attraverso sistemi stragiudiziali.

Nel mercato editoriale italiano per ora l'e-book ha conquistato solo uno scarso cinque per cento, ma le cifre sono in crescita. Vincerà la carta o l'elettronica? I più ottimisti dicono che sopravviveranno entrambi ma, per molti, il vincitore sarà l'e-book. Non per gusto, nè per amore ma perché il libro elettronico è più comodo, costa meno in produzione e quindi è più redditizio, lo posso scaricare immediatamente e occupa uno spazio infinitesimale, nella mia libreria vitruale o in quella fisica, fatta di scaffali. Chi considera la carta insostituibile per cultura, formazione o abitudine prima o poi si adeguerà, così come è avvenuto per i CD, gli smartphone, gli orologi digitali o i PC. I libri di carta, l'amatissima carta, continueranno a vendere, per tradizione o per abitudine o per quel capriccioso e invincibile bisogno di andare contro corrente.  

Ma la pirateria è un fenomeno da combattere in tutte le possibili sedi o bisogna cercare di trarne il maggior profitto possibile, visto che è un fenomeno difficilmente arginabile? La domanda se la pongono non solo i grandi editori ma anche quelli più piccoli e di certo se la fanno anche le autrici, famose o meno, che stanno sfruttando l'interessante opportunità dell'auto-pubblicazione. Proprio al Women's Fiction Festival di Matera, quest'anno, si è parlato tantissimo di autopubblicazione, soprattutto con autrici americane del calibro di Bella Andre, Tina Folsom e Debra Holland. Loro si sono soprannominate "INDIE", da Indipendent ma è certo che con l'aumento degli e-book in self-publishing il fenomeno pirateria è destinato ad ampliarsi e a diventare incontrollato.

E' ovvio che i piccoli autori ed editori sono i più danneggiati dal fenomeno, visto che spesso non hanno neppure i mezzi per tutelarsi legalmente. Sul web, dove il dibattito è acceso, vengono proposti diversi consigli per coloro che sono vittime degli attacchi dei "moderni pirati informatici": uno di questi è quello di attivare un Google Alert relativo al proprio nome e al titolo del proprio libro e, una volta individuato il sito che pubblica illegalmente il vostro e-book, richiedere ai suoi amministratori la cancellazione del link, dimostrando di avere la proprietà dei diritti di pubblicazione. 

C'è anche chi propone all'autore di interagire con il "pirata" sui siti di pirateria, lasciando educati commenti sotto al file oggetto del furto. Sì perché, nonostante tutte le argomentazioni o giustificazioni di coloro che scaricano illegalmente, la pirateria editoriale è un reato.

Qualche tempo fa uno scrittore americano, tale Peter Mountford, dopo aver attivato il Google Alert, ha scoperto un traduttore pirata del suo romanzo. Invece di denunciarlo ha scelto di collaborare con lui per una traduzione migliore del suo lavoro, avendo proprio per questo motivo anche una certa attenzione mediatica.


E voi come la pensate?

lunedì 22 settembre 2014

Le mie Recensioni


L'uomo dei sogni di Paola Renelli  Collana You feel - Rizzoli 

L'autrice: Paola Renelli vive e lavora a Roma. Laureata in lettere moderne, poi giornalista freelance con numerosi settimanali e mensili a tiratura nazionale e redattore per testate giovanili. Per quindici anni coordina la redazione del settimanale di attualità e spettacolo Vip, quindi diventa redattore del settimanale Il punto. Dal 2012 scrive racconti d’amore per note riviste femminili e nel 2013 ha pubblicato con la CE Eroscultura il suo romanzo Lo Strappo, in ebook. Nel 2014, esce con Delos con il racconto Un amore da prima pagina e per la casa editrice Rizzoli ha pubblicato nella collana You Feel L’uomo dei sogni. Così si definisce Paola: amante dell’amore. Sono tre parole e un apostrofo…

La trama: cosa accade quando un sogno riaccende desideri che credevamo di aver blindato dentro di noi per sempre? Emma, dopo la fine della sua lunga relazione con Andrea, chiude il suo cuore alle emozioni per paura di soffrire ancora. Solo la notte la sua mente, libera da pensieri e imposizioni, si abbandona a eccitanti sogni erotici in cui un uomo fantastico le fa provare sensazioni che mai avrebbe pensato di conoscere. Un uomo meravigliosamente perfetto, se solo esistesse. Ma mai mettere limiti ai miracoli che il destino può compiere. Lo sconosciuto che Emma ama solo a occhi chiusi, si rivela presto una persona vera, l’uomo che cambierà la sua vita. Per sempre. Una storia che farà sognare ogni donna, ma in cui sensualità, dolcezza e fantasia non svaniranno al sorgere del sole. "


Un sogno. Da qui inizia con uno stile coinciso, pulito e piacevole il romanzo di Paola Renelli. Del resto il titolo è chiarissimo: un uomo, un sogno, una vita alternativa a quella che ogni giorno dobbiamo affrontare fuori casa. Ma nel tepore delle coperte ci aspetta ben altro. Emma, la protagonista, ha chiuso una relazione con Andrea. Non è stato facile, ha sofferto, è una donna diversa, più cinica che ha chiuso la porta alle emozioni. Ha paura, paura di soffrire ancora, di lasciarsi andare, di abbandonarsi a un altro uomo, a un’altra storia. Silvia, la sua migliore amica la spinge a uscire dal guscio protettivo in cui si è chiusa; Luca, collega di lavoro, prova per lei un sentimento profondo ma non ricambiato.

Non vi dico cosa accadrà, lo scoprirete leggendo l'e-book. Una storia semplice, una trama quasi scontata e tipica del romance contemporaneo. Ma quello che stupisce e fa sì che la lettura sia una scoperta stimolante, è lo stile della Renelli. Pulito, incisivo, evocativo. Cominciate a leggerlo, non riuscirete a spegnere il vostro e-reader fino a quando non lo avrete finito. Perché l’autrice ci porta per mano, insieme ai personaggi, fino alla conclusione grazie al mestiere che tra le mani.


La Renelli ha scritto dosando bene sensualità, dolcezza, erotismo con una delicatezza che raramente ho trovato nelle scrittrici italiane di contemporaneo e questo mi fa dire: scrivi ancora, Paola, scrivi di più e magari più a lungo perché il romanzo è una lettura leggera, breve.


Molte recensioni non sono che riassunti della trama, allungate spesso con rigiri di parole inutili, altre vengono fatte con la “pancia” e non con la testa, senza una reale analisi di ciò che sta oltre ciò che sta scritto sulla carta e non tutti i libri scritti bene piacciono a tutti. Chissà perché. Ma è una fortuna, dico io, che in questo panorama spesso infarcito di libri di scarso valore, spicchino le capacità stilistiche di autrici che sanno scrivere. Per fortuna. Emma forse dovrebbe essere più determinata? Lui è il classico uomo che tutte vorremmo, così bello da essere quasi banale? Luca non riesce a conquistare il suo amore e ci lascia con l’amaro in bocca? Non fa niente. La Renelli è tanto abile e conosce la materia con cui scolpisce la storia che ci fa sognare ed è quello l’obiettivo di una brava autrice. Prendere il lettore per mano, calarlo in un mondo immaginario e farcelo restare, per tutto il tempo necessario, fino alla parola fine.

Tutto ciò fa parte di un gioco, quello dell’affabulazione, della storia, del mondo dei sogni. Allora godiamoci il libro della Renelli e, come l’autrice scrive, non dimentichiamo mai che l'amore è una strana alchimia che non risponde ad alcuna regola: nasce quando vuole e non tiene conto che di se stesso.